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Gravi danni da parto

Sab, 08/08/2020 - 10:00

Gravi danni da parto

Nel 2009, in stato di gravidanza, A.B. esegue regolari controlli clinici, ecografici ed ematochimici oltre all'amniocentesi e a quelli della pressione arteriosa (soffrendo appunto di ipertensione). Ad una ecografia il feto presenta un accrescimento non regolare. Al 30esimo mese di gravidanza, viene ricoverata per "gestosi, ipertensione, edemi". Il giorno seguente le viene comunicato che la crescita fetale è alterata con un tracciato "poco rassicurante". Viene così accolta nel reparto di ginecologia ed ostetricia di un altro ospedale. In quel reparto le viene effettuato il monitoraggio della pressione arteriosa due/tre volte al giorno e in orari anomali - non viene monitorato il benessere fetale con cardiotocografia (se non il giorno del parto!) - e non viene sottoposta ad esami ecografici. Al momento del parto i sanitari rilevano le gravissime condizioni della bambina che viene intubata, le si pratica il massaggio cardiaco esterno e quindi trasferita in terapia intensiva neonatale. Dopo altri due mesi la piccola viene dimessa con diagnosi di "prematurità, asfissia alla nascita, piccola per l'età gestazionale, MIP, ittero neonatale, IVH, leucomalacia frontoparietale, anemia del pretermine". A un anno dai fatti la bambina soffre di poroencefalia, di epilessia, di emiparesi e di deficit del linguaggio.

La causa dei gravi danni alla bambina è stata riconosciuta nell'inadeguata gestione del caso da parte dei sanitari

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